Ordini ricopiati nel gestionale, giacenze che non tornano, resi gestiti a mano. Non sempre serve rifare il sito: spesso serve collegare quello che hai già. Ecco come capire cosa ti conviene.
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Shopify, WooCommerce e Magento nascono per il negozio online semplice: un listino, un carrello, una carta di credito. Funzionano benissimo finché il business resta così.
Il primo limite arriva con i prezzi. Un'azienda che vende ad altre aziende ha listini diversi per cliente, sconti a volume, prezzi che cambiano con la configurazione del prodotto. Nel pannello di una piattaforma standard tutto questo non entra.
Un e-commerce su misura ha un motore dei prezzi che valuta decine di variabili in tempo reale e resta allineato al gestionale. Il cliente vede il suo prezzo, subito, senza chiamare il commerciale.
Il secondo limite è il collegamento con il resto dell'azienda. Sito, magazzino e gestionale spesso non si parlano. Per farli comunicare si installano app di terze parti, con canoni mensili, ritardi nelle sincronizzazioni e giacenze che non tornano.
Il risultato lo conosci: qualcuno ricopia gli ordini nel gestionale a mano. Quando gli ordini crescono, si assume un'altra persona per ricopiare.
Con un collegamento fatto bene l'ordine entra nel gestionale e nel magazzino da solo, nel momento in cui il cliente conferma. Lo stesso vale per i resi, che nel mobile e nell'arredamento sono la voce che mangia più margine.
Il terzo limite sono le commissioni e il checkout. Shopify trattiene il 2,9% più 0,30 euro a transazione: su 100 mila ordini al mese sono 123 mila euro l'anno di margine. Con un accordo diretto con Nexi, SumUp o Satispay si scende allo 0,9-1,2%.
Il checkout standard è uguale per tutti. Nel B2B italiano serve altro: ordini con approvazione del responsabile acquisti, bonifico a 30 o 60 giorni, pagamento a rate, ordini ricorrenti.
E poi c'è la fatturazione elettronica. Un e-commerce su misura genera la fattura, la manda al Sistema di Interscambio e la registra nel gestionale. Senza intermediari e senza qualcuno che la rifà a mano.
Raccontaci il processo in mezz'ora e ti diciamo cosa si automatizza per primo, con i numeri della tua azienda.
La parola che sentirai è headless. Vuol dire una cosa semplice: la vetrina che vede il cliente è separata dal motore che gestisce prezzi, magazzino e ordini. Si possono cambiare l'una senza toccare l'altro.
La vetrina, costruita con React o Next.js, è velocissima e piace a Google. Un'azienda italiana di vendita B2B è passata da un Magento che caricava in 4-5 secondi a una vetrina headless che carica in 0,8. Ha guadagnato 40 posizioni su Google e il 22% di conversioni in più nel primo semestre.
Il motore dietro espone i dati alla vetrina, all'app mobile e a qualsiasi altro canale futuro. Si costruisce una volta sola.
Dentro il motore ci sono quattro pezzi. Il catalogo, con varianti, kit e prodotti configurabili. Il motore dei prezzi, che applica le regole del cliente, del volume e della promozione attiva.
Poi la gestione degli ordini, collegata al magazzino. Sceglie da quale deposito spedire, prepara la lista di prelievo, avvisa il corriere. Infine aggiorna il cliente e passa i dati alla fatturazione. Tutto senza doppio inserimento.
Infine il checkout. Un grossista che vendeva ad altre aziende ha rifatto il suo in due passaggi, con approvazione dell'ordine separata. I carrelli abbandonati sono scesi dal 68% al 41%. Il valore medio dell'ordine è salito del 35%. Un ordine si chiude in 2 ore invece che in 3 giorni.
Non sempre serve rifare tutto. Se il sito vende bene e il problema è dietro, il primo passo è collegare ordini, magazzino e gestionale. Costa una frazione di una piattaforma nuova e toglie subito il lavoro a mano.
Il secondo passo sono i dati. Un'azienda tessile ha scoperto che chi ordina più di 3 varianti di colore restituisce il 5% degli acquisti, contro una media del 12%. Ha aggiunto un suggerimento nel checkout e ha ridotto i resi.
Il 70% del traffico e-commerce italiano arriva da telefono. Qualsiasi cosa si costruisca, deve funzionare prima lì. Per capire da dove partire nel tuo caso, il prototipo gratuito, ambientato nel tuo negozio, è il modo più rapido.
Tre o più sì: c'è margine da recuperare. Il prototipo gratuito, in 10 giorni e ambientato nel tuo negozio, dice quanto e da dove partire. Con meno di tre, la piattaforma standard è probabilmente ancora la scelta giusta.
Listini per fascia di cliente, sconti a volume, prezzi per configurazione: il motore li calcola al volo e resta allineato al gestionale. Verifica il margine minimo prima del checkout. Il cliente vede il suo prezzo senza chiedere un preventivo.
Dal clic del cliente al gestionale, al magazzino, al corriere, alla fattura: nessun passaggio a mano. Giacenze sempre vere sulla vetrina, resi tracciati, corriere avvisato in automatico. È il pezzo che toglie più lavoro al back office.
Approvazione dell'ordine da parte del responsabile, bonifico a 30 o 60 giorni, pagamento a rate con Scalapay o Klarna, Satispay e Nexi senza intermediari. Il cliente non viene forzato in un percorso pensato per il consumatore americano.
La fattura nasce dall'ordine, parte verso il Sistema di Interscambio e si registra nel gestionale contabile (Danea, Zucchetti, TeamSystem). Reverse charge, split payment e IVA per l'estero gestiti dalle regole, non dalla memoria di chi la compila.
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Redazione a cura di Italy Soft, con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e revisione editoriale umana.
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